A pirata, pirata e mezzo
Perché nel caso Mills i giudici hanno inventato la prescrizione ad personam
Il 25 febbraio la Corte di Cassazione è chiamata a valutare il caso di David Mills, l’avvocato britannico condannato in Appello nell’omonimo processo milanese nel quale era coimputato con Silvio Berlusconi. In particolare la Corte dovrà esprimersi sul concetto di “corruzione susseguente”, cioè l’invenzione giuridica che ha permesso l’estensione dei termini di prescrizione del reato. La Corte di secondo grado ha stabilito che il reato di corruzione si sarebbe consumato nel 2000, data in cui Mills avrebbe avuto la disponibilità del denaro, anziché nel 1999, data della falsa testimonianza e della promessa di pagamento.
14 AGO 20

Come si è arrivati a questo? I togati di Milano devono aver pensato più o meno così: ci complicano le rogatorie, spuntano leggi retroattive, lodi, salvacondotti, legittimi impedimenti, immunità; dunque: a pirata, pirata e mezzo (ma è quello che pensa anche il Cav.). Convinti da un’intuizione fantasiosa del pubblico ministero, i giudici hanno reagito alla tattica corsara dell’onorevole e avvocato Niccolò Ghedini con simmetrico spirito ad personam: si sono inventati un reato che non c’è e che produce un paradosso lapalissiano: per i giudici, Mills è stato corrotto quando sua moglie ha ritirato i soldi in banca. Non regge all’evidenza. Per questo non sarebbe strano né tantomeno scandaloso – Repubblica si rassegni – che alla fine di febbraio Mills venga prosciolto. Quanto alla gauche giustizialista, dovrebbe ricordare che è solo il Parlamento a detenere il potere legislativo. Piaccia o non piaccia, è prerogativa dei rappresentanti eletti dal popolo quella di modificare le regole che invece i giudici devono applicare, talvolta interpretare, ma di sicuro non inventare.